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gubbio
"La nuova geometria mondiale ti classifica ad una velocità ragguardevole, incasellandoti. E non occorre più che tu ti muova per sfuggirle. E' sufficiente che tu stia fermo. La telecamera ti scivolerà addosso rapidamente e sarà come se tu non fossi esistito." Sono anni che vaghiamo per l'Italia con un reattore alle spalle e un freno a mano sempre tirato. Ad un certo punto è finita la benzina, o forse non abbiamo più voluto far rifornimento, e... ci siamo fermati. A Gubbio. I motivi di tale scelta sono personali e lavorativi.
Stiamo tentando di riprendere in mano, umilmente, una delle redini di quella tradizione del teatro che ha cambiato il teatro, che lo ha modificato, che lo ha ritradotto per il tempo e per il luogo nel quale avveniva, che gli ha ridato vita in relazione alla realtà che viviamo ogni giorno. Non abbiamo una sete performativa. Abbiamo il bisogno di condividere qualcosa di valore. E finché riteniamo che questo valore non ci sia, continuiamo a lavorare per trovarlo. Durante gli anni nei quali abbiamo lavorato ci siamo spostati molto. Sempre nuove città, nuovi teatri, nuovo pubblico... Ma ora abbiamo bisogno di diminuire le varianti, di concentrarci sul lavoro, abbiamo bisogno di scegliere un luogo preferenziale, ovvero la città di Gubbio. Ci fu un tempo in cui c'era LA compagnia della città. Ogni anno proponeva uno o più spettacoli ed ogni volta gli abitanti della città andavano a vedere la rappresentazione. In questo modo ciò che la compagnia mostrava era un percorso piuttosto che un prodotto finito e conclusivo e gli abitanti, da parte loro, potevano giudicare non solo lo spettacolo ma anche gli eventuali progressi o regressi della compagnia. Questo è lo specchio del quale il nostro lavoro ha bisogno. fossero le persone a venirci a trovare. Consapevoli del lavoro che comporta faremo di tutto perché le persone ruotino intorno al nostro lavoro piuttosto che il contrario. Così sarà come invitare qualcuno a casa propria e offrirgli una buona ospitalità.
Ma perché Gubbio? Perché in questa città esiste una comunità molto forte che ha accolto noi il nostro lavoro con amore, perché ci piacerebbe "essere parte di", perché siamo solo artigiani di un lavoro antico come il mondo e, come ogni artigiano, abbiamo bisogno di casa e bottega, peché qui ti chiamano "artista" per prenderti in giro ma se fai bene il tuo lavoro sanno come ricompensarti.
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