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laboratorio 2009:
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ricezione e reazione
Difficile non usare grandi parole. Perché i laboratori che teniamo sono molto complessi e comprendono infiniti aspetti. Hanno molte chiavi d'accesso e sono aperti a tutti, da chi vuole dedicare la propria vita al teatro a chi a teatro non ci ha mai messo piede. Allora risulta ancora più difficile trovare le parole giuste perché un lavoro aperto ad un così ampio spettro di persone può subito apparire generico e privo di profondità. Così non è.
La possibilità di accogliere persone molto diverse tra di loro è uno dei fondamenti del laboratorio stesso e non c'è conflitto tra teatro e non teatro. Perché noi ci occupiamo di ciò che è l'elemento necessario al teatro: la persona. Difficile trovare le parole giuste ma... bisogna pur capirsi in qualche modo. Dunque parleremo di un sentimento comune a tutti, un sentimento che, a sua volta, è fondante della persona: l'amore. E diremo che "amare" è solo un riflesso del "lasciarsi amare", che amare non può essere un atto di volontà. E' quello che nel lavoro noi chiamiamo "ricezione". Se è vero che nell'arte l'aspirazione è quella ad essere strumento - strumento che per antonomasia è vuoto - non posso offrire nulla se non so ricevere. In definitiva l'azione non esiste, esiste solo la reazione. E addio ad ogni merito personale. Il nostro lavoro comincia da qui.
Prima che dire, fare, agire, parlare, cantare... a noi interessa la capacità di ricevere l'esistente e di dargli un'adeguata risposta. Se io penso che non posso far altro che rispondere svaniscono in un istante l'ansia performativa, la paura, l'errore. Ma non è semplice. Tutto il lavoro, tutta la fatica sta nell'essere in grado di ricevere. Il difficile non è amare ma lasciarsi amare, concedere a qualcuno di amarci, permettergli di entrare a casa nostra. Il difficile è chiedere aiuto.
Il difficile è ammettere di aver bisogno.
Il difficile è dialogare con il proprio limite senza lasciarsene schiacciare e senza schiacciarlo. Il difficile è accettare di non aver niente da dire.
Il difficile è creare la casa prediletta a tutto ciò che desidera riversarsi in noi; questa casa si chiama "silenzio". Il difficile è ricevere l'esistente in silenzio e avere fiducia che esso "rimbalzerà" dentro di noi per uscirne arricchito di ciò di cui ci priverà, lasciandoci via via sempre più vuoti e disponibili.
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